Lucio incontra Lucio

Lo spettacolo s’ispira ad uno dei capitoli più belli della storia cantautorale italiana. La vita di Lucio Dalla e di Lucio Battisti che si incontra attraverso le canzoni dei due grandi artisti italiani. Firmato alla regia di Sebastiano Somma.

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Un articolo di Simonetta Santamaria

4 marzo 1943, 5 marzo 1943: solo un giorno di differenza per Lucio Dalla e Lucio Battisti, i due Lucio più amati e cantati nella storia della musica italiana. Uno bolognese, l’altro di Poggio Bustone, nel reatino, sono stati celebrati ieri sul palco del teatro Augusteo di Napoli con uno spettacolo davvero emozionante.

Scritto da Liberato Santarpino per la regia di Sebastiano Somma che ha dato anche voce ai due artisti: un 10 pieno per lui, per entrambi i ruoli. E un 10 anche per Santarpino, che immagina la loro nascita come un desiderio, più che un capriccio, degli dèi: da lì parte l’intreccio delle storie attraverso la narrazione mettendo a nudo il loro lato umano, oltre che artistico. Il percorso formativo, le resistenze, le difficoltà a emergere e la tenacia nel non mollare, i luoghi e i viaggi che hanno ispirato le loro canzoni più belle, il sodalizio con Paola Pallottino per Dalla e quello con Mogol per Battisti, la scelta di restare fedeli al loro modo di fare musica, di continuare a sperimentare, fino alla fine.

Chissà cosa sarebbe venuto fuori se i due avessero incrociato le loro carriere artistiche. Negli anni ’80 Dalla provò a proporre a Battisti di lavorare insieme a una tournée e un disco, ma quest’ultimo rifiutò, spinto anche dalla decisione di non calcare più le scene.
Il plus dello spettacolo è che tutti i brani sono stati arrangiati da Sandro Deidda (sax) e Guglielmo Guglielmi (pianoforte): niente cover quindi, il che per certi versi ha lasciato con la bocca amara alcuni nostalgici sentiti dopo lo spettacolo, ma che ha ampiamente soddisfatto gli estimatori della buona musica. Su un impianto che ha spaziato dal jazz al tango, hanno saputo contaminare molti dei classici dei due artisti, un paio meno coinvolgenti ma nulla rispetto al resto: uno su tutti, “Caruso”, la cui trama musicale è stata sapientemente sovrapposta al famoso “Libertango” di Astor Piazzolla. Hanno contribuito al successo del progetto Peppe La Pusata alla batteria, Aldo Vigorito al contrabbasso e Lorenzo Guastaferro al vibrafono.
E infine, standing ovation per lo straordinario quartetto di voci composto da Emilia Zamuner, Alfina Scorza, Paola Forleo e Luca Spina.

Essenziali ma molto evocative le scenografie di Luigi Ferrigno e Mauro Rea: quattro schermi verticali su cui si è proiettata la storia dei due artisti, spesso a confronto. Molto belle le immagini disegnate da Mariano Soria e Irene Servillo.
Non è mancato neppure l’impegno sociale: lo spettacolo infatti sostiene la ricerca dell’Istituto Tumori Napoli Fondazione G, Pascale.

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